mercoledì, ottobre 05, 2011

Nicht bambinen!

A Felice Cascione, partigiano, hanno dedicato la piazza principale del paese. Non credo che però sarebbe stato contento di sapere che la piazza a lui dedicata sarebbe stata vietata ai giochi dei bambini. Mi piace pensare che la Resistenza sia servita anche per permettere ai bambini di giocare liberamente.
Ma, ammesso e non concesso,  anche se così non fosse... e che cappero,  lasciateli giocare! E se poi ci sono pericoli, rimuovete i pericoli, non i bambini!

venerdì, settembre 23, 2011

Cesaria lascia, peccato...

Le isole di Capo Verde si trovano fra l'Africa e il sud America. Tempo fa le navi portoghesi passavano da lì nelle loro continue rotte fra la penisola iberica, l'Africa e il Brasile. La morna, musica tipica capoverdiana, ha influenze del Fado portoghese, dei ritmi africani e contiene le radici di quello che sarebbero poi diventati il Samba e la Bossa Nova. In questi giorni la più celebre interprete vivente di questo genere musicale ha annunciato il suo ritiro dalle scene dopo decenni di onorata carriera. Cesaria Evora, lascia le scene per problemi di salute. Concerti annullati ma non è Vasco, è Cesaria, e chi scrive la preferisce. Tanti auguri Cesaria e grazie!!! 

mercoledì, settembre 14, 2011

pubblicità contestualizzata?

Sul sito web di un noto quotidiano, oggi una pagina raccontava di un problema molto concreto per la scuola media Alberto Manzi di Roma: c'erano 50 sedie in meno rispetto al numero di alunni iscritti. Che fare? Il preside si è arrangiato e il giornalista, con un servizio video, ha raccontato come.
Peccato che la pubblicità che anticipava il servizio (e che non si può evitare di guardare, mannaggia) sembrava sfottere il povero preside e i poveri alunni senza sedia....

... sfottere o anticipare il prossimo anno scolastico?

domenica, agosto 28, 2011

Zappatore a Tokyo

Goya, verdura giapponese fotografata da mlogePer le interviste dell'ic515, oggi abbiamo contattato un blogger-ortolano molto particolare: Zappatore a Tokyo, un nostro connazionale che cura un piccolo orticello in una città dove vivono tanti abitanti quanti ce ne sono in mezza Italia.
Lo ringraziamo per l'intervista che ci ha rilasciato e per la chiaccherata su questo piccolo aspetto della cucina giapponese.

Leggendo il tuo blog sono ormai 5 anni che ti sei trasferito a Tokio dall'Italia, come ti trovi adesso? Ti sei ambientato? E' stato difficile ambientarsi?
Tokyo è una città che ti permette di fare ciò che vuoi. Per cui se non si odiano le metropoli e ci si riesce ad abituare al doversi spostare in treno per affrontare le quotidiane grandi distanze, alloraè la città perfetta. Io mi sono abituato all'istante, anche perché ero uno studente single, e ciò permette di vivere ovunque. Ma non è stato per tutti così. Soprattutto le mie amiche straniere non si sono trovate bene (non tutte però). Probabilmente in Giappone vi è un diverso tipo di maschilismo rispetto all'Italia, e non tutte riescono o vogliono farvi fronte. Io devo dire che sono stato fortunato, ho sempre trovato lavoro con relativa facilità e sebbene ci sono stati degli ambienti che non mi sono piaciuti, non è mai stato perché sono straniero.

Come ti è venuta l'idea di mettere su un orto in una città di 35 milioni di abitanti? Il terreno adatto all'orto come lo hai trovato?
Appena mi sono trasferito in questa zona di Tokyo, un po' periferica e con tanto verde e campagne, m'è venuta la voglia dell'orto casalingo. In più la casa ha un mini giardino che ho tramutato in mini orto. Tokyo, comunque, è una città più verde di quello che ci si aspetti. I simboli della città sono il fiore di ciliegio e la foglia del ginkgo. Praticamente tutte le case familiari hanno un giardinetto o una zona verde, e molti condomini altrettanto (tranne quelli costruiti negli anni 70' e 80'). I giapponesi amano l'avvicendarsi delle stagioni, quindi non è difficile vedere ciliegi e aceri che sono prepotenti simboli della primavera e dell'autunno.

Le verdure conosciute dagli italiani (pomodori, zucchine, lattuga) esistono dalle tue parti?
Le verdure italiane sono tra le più amate in Giappone. Sebbene ci sia una varietà minore, compensata ovviamente dalle verdure locali. E' stata una sorpresa, però, vedere anche in Giappone ravanelli e cime di rapa diffusi come da noi.

E' vero o è una leggenda che i prezzi degli ortaggi a Tokyo sono ....stratosferici?
Purtroppo non è una leggenda. Al supermercato i prezzi delle verdure sono vergognosi. Ad esempio una zucchina 100yen minimo (90cent di euro circa). C'è anche da dire che le verdure locali costano meno. Il daikon costa sempre sui 100yen ma è enorme! Ci mangi una settimana. Nelle zone un po' periferiche, dove le campagne sono presenti, non è raro che il contadino venda direttamente la verdura. In questo caso una busta con 3 o 4 zucchine viene 100yen. Quindi minimo un terzo del prezzo del supermercato.

Ci sono ortaggi tipici del Giappone che consiglieresti a un italiano perché poco comuni in Italia ma molto buoni?
Tra i miei preferiti ci sono il daikon (Raphanus sativus L. var. longipinnatus) che alla lettera vuol dire "grande radice", è della famiglia delle rape, ma a forma di carota bianca enorme. Grigliato con poi un po' di olio, sale, pepe e prezzemolo (un po' all'italiana!) e' ottimo. Poi c'è il kombu (Laminariaceae Bory) che è un'alga eccezionale da aggiungere alle zuppe di mare. E anche il gobo (Arctium lappa) che è eccezionale tagliato a fette sottili e fritto! Mille volte meglio delle patatine fritte. Interessante è anche il renkon, ovvero le radici del loto (non quello ornamentale). Ottime sia tagliate a scaglie sia fritte che grigliate con la carne.

Quando hai scoperto che il goya è una verdura e non un pittore, ma quella specie di cetriolo nella foto?
In effetti, solo una volta venuto qua. Adesso se qualcuno mi dice goya penso alla verdura! Per me il pittore è "Il Goya", cosi' non faccio confusione... ma mi sa che e' una regola tutta mia.

sabato, luglio 16, 2011

Alta velocità nelle Alpi

Questo genere di alta velocità mette tutti d'accordo: quello della Cicindela gallica, il verde coleottero che vive nelle Alpi (quindi di sicuro anche in Valle Stura) un predatore dalle grandi mandibole con le quali fa a pezzi e divora gli altri insetti. Se disturbato svolazza poco più in là di qualche metro, ma la sua vera specialità è la corsa, perché riesce a raggiungere anche i 2 metri e mezzo al secondo.
La foto che vedete è l'unica che un pomeriggio di qualche estate fa sono riuscito a scattare. Mi sfidarono a fotografare quest'insetto, sapendo che molto probabilmente non ci sarei riuscito. Effettivamente per immortalarne almeno uno ho dovuto allargare parecchio il quadro e quindi, una volta ingrandito, l'esemplare fotografato è un coso tutto sfocato. L'alta velocità lo ha protetto anche dai curiosi....

mercoledì, giugno 22, 2011

Un taggiasco, Feuerbach e l'esame di maturità

Approfitto dello spunto offertomi da un tema di maturità proposto oggi per parlare di un musicista nato quasi trecento anni fa a Taggia.
Siamo quello che mangiamo? Chiede oggi la traccia proposta alla matura delle scuole di ambito socio-economico.
Impossibile non pensare a Ludvig Feuerbach e al suo celebre aforisma Der Mensch ist, was er iβt, l'uomo è quello che mangia, evoluzione di una scoperta già nota ai tempi di Aristotele e cioè che si può pensare solo dopo che si sono soddisfatti i bisogni primari.
Era quindi già risaputo che filosofia, scienza, arte sono attività da svolgere a pancia piena e un insigne taggiasco, Pasquale Anfossi, non fa altro che confermare questa certezza millenaria.

Nato nel 1727, Anfossi gira il mondo (Venezia, Roma, Napoli, Parigi, ecc...) e viene pure ammirato e usato come ispirazione dall'astro nascente Mozart.
Molto apprezzato dai suoi contemporanei, lo spagnolo Tomàs de Iriarte nel suo poema sulla musica, ne parla come di uno fra i più rinomati compositori italiani, mentre dalla Biografia degli uomini illustri del regno di Napoli leggiamo di un certo Giuseppe Carpani, il quale ci assicura che Pasquale Anfossi "non poteva scrivere una nota se non in mezzo a capponi arrostiti, a salcicce fumanti, e prosiutti, e stufati".


martedì, giugno 21, 2011

Nonno, voglio un orsacchiotto

Quando il nipotino ha chiesto un orsacchiotto a nonno Phil, un agricoltore del Gloucestershire, forse non si aspettava un orso di paglia alto più di 5 metri, ma sicuramente avrà apprezzato il regalo.
Adesso Buster, l'orso di paglia, resterà lì per tutta l'estate, visibile a grandi e piccini.